Adolescenza e salute mentale
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Adolescenza e salute mentale: non più bambini, non ancora adulti

Articolo in evidenza 24/10/2023 Inserito da: Autore: Elena Mascalzoni

 

Quello della salute mentale è un tema particolarmente attuale in questo periodo dell’anno, che vede susseguirsi a distanza di un mese due importanti ricorrenze: la Giornata Mondiale della Salute Mentale, che si celebra il 10 ottobre, e, solo un mese prima, il 10 settembre, la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio. Oggi ci prenderemo questo spazio per provare a comprendere cosa voglia dire parlare di salute mentale e adolescenza.

L’adolescenza viene definita come quella fase della vita che si colloca tra la pubertà e la maturità di un individuo (Galimberti, 2018). Se c’è accordo nell’intendere la pubertà come il momento in cui compaiono le prime trasformazioni del corpo (cosa che avviene generalmente non prima dei 9-10 anni), non si è altrettanto concordi, tuttavia, su come definire la maturità, e con essa la fine dell’adolescenza. Da un punto di vista fisico, questa si colloca tra i 18 e i 20 anni; in termini più ampi, invece, che comprendano, ad esempio, anche il raggiungimento dell’autonomia economica, la maturità è un traguardo che si raggiunge molto più avanti nella vita, sempre più spesso non prima dei 35 anni. In questo articolo considereremo adolescenti gli individui con un’età compresa tra i 10 e i 19 anni, in accordo a quanto stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO, 2021a).
L’adolescenza è un periodo dello sviluppo umano estremamente particolare, nel quale l’individuo sperimenta una rapida crescita fisica, cognitiva, psicologica e sociale, crescita che ha un forte impatto sul modo in cui il ragazzo pensa, prende decisioni e si rapporta al mondo che lo circonda.
Negli ultimi decenni gli studi nell’ambito delle neuroscienze hanno dimostrato il ruolo chiave giocato dai cambiamenti cerebrali nel guidare e determinare le scelte e i comportamenti degli adolescenti. Le tecniche di neuroimmagine (come ad esempio la Risonanza Magnetica) hanno permesso di acquisire nuove informazioni sul funzionamento del cervello e di studiarne lo sviluppo. Si è scoperto così che l’intensa plasticità cerebrale (i.e., la possibilità delle cellule cerebrali, i neuroni, di formare nuove connessioni tra loro o di perdere quelle non utilizzate) sarebbe all’origine sia dell’estrema adattabilità della mente degli adolescenti, sia della loro vulnerabilità ai fattori traumatici, che lascerebbero in questo modo un segno molto profondo nei ragazzi. La corteccia prefrontale, inoltre, che è l’area deputata al controllo delle emozioni e degli impulsi, va incontro ad una considerevole ristrutturazione, lasciando i giovani più vulnerabili alla propria esuberanza e impulsività e, di conseguenza, a comportamenti a rischio.
Sarebbe rischioso, tuttavia, utilizzare una prospettiva neuroscientifica sull’adolescenza per spiegare in modo univoco l’agire individuale e i singoli comportamenti del ragazzo: la comprensione dei meccanismi cerebrali ci permette di inserire i cambiamenti che vediamo nei ragazzi all’interno di un quadro evolutivo più ampio, ma sarebbe riduttivo e assai rischioso considerare tali meccanismi come interamente responsabili di ciò che caratterizza questa fase della vita. Dobbiamo tenere presente che ogni individuo ha un proprio funzionamento psichico ed emotivo, scaturito dall’incontro tra quell’individuo e tutte le singole esperienze fatte fino a quel momento nella propria vita.

La sfida dell’adolescenza: “io chi sono?”

Per cercare di comprendere l’adolescenza è necessario soffermarci su quello che è il compito evolutivo principale di questa età: lo sviluppo dell’identità personale. Durante l’adolescenza, i ragazzi cercano di rispondere a domande fondamentali su chi sono, cosa credono e quale sia il loro posto nel mondo. Questo processo coinvolge l’esplorazione di diverse identità, valori e ruoli sociali, spesso attraverso esperienze come l’amicizia, la scuola e l’identificazione con gruppi di coetanei. I ragazzi sono impegnati a sviluppare competenze sociali e relazionali per poter navigare meglio le dinamiche interpersonali e costruire relazioni significative.
Gli adolescenti cambiano spesso idea, sia su ciò che amano fare, sia sulle persone che desiderano frequentare. Per questo talvolta è difficile sia per gli adulti, sia per i coetanei, cercare di predire il comportamento di un adolescente. È importante notare, tuttavia, che lo stesso ragazzo potrebbe trovare difficile immaginare come si sentirà e cosa vorrà fare anche nel breve termine poiché questa fase di cambiamento è intrinsecamente complessa (Lancini, 2021).
Potremmo dire che il compito evolutivo principale dell’adolescente è quello di lasciar andare il bambino che egli è stato per assumersi il rischio di immaginare l’adulto che verrà. In questo senso, l’adolescenza è un’età di confine: non è più possibile muoversi con i panni del bambino ma non sono ancora disponibili gli abiti dell’adulto. È proprio il momento nel quale ci mettiamo di fronte al guardaroba e cominciamo a curiosare tra i vestiti disponibili: qualcuno lo guardiamo appena, qualche altro lo tocchiamo per sentirne la consistenza, qualche altro lo togliamo dalla gruccia e ce lo poggiamo addosso per curiosare allo specchio, altri li indossiamo proprio per capire come ci calzano e che effetto fanno agli occhi degli altri. Qualche altro abito lo immaginiamo soltanto: sappiamo che esiste, lo possiamo vedere fin nei minimi dettagli, ma nel nostro guardaroba non ve n’è traccia e dobbiamo fare i conti con questa realtà.
La dimensione relazionale assume un ruolo sempre più rilevante: l’adolescente si confronta con le influenze sociali fuori dalla famiglia, ridefinendo la propria identità in relazione ai coetanei, che diventano punto di riferimento e confronto.
È all’interno di questo processo, nel tentativo di rispondere a domande fondamentali come “io chi sono?”, “fin dove posso arrivare?”, “come mi sento se mi comporto così?” che ciascun ragazzo  sceglie i modelli di comportamento (ad es. in relazione all’alimentazione, all’attività fisica, all’attività sessuale) da sperimentare. Anche quelle attività che risultano rischiose per l’integrità fisica del ragazzo vanno lette all’interno di questa cornice: sono attività che consentono di acquisire una comprensione più profonda di se stessi, delle proprie capacità e dei propri limiti, e sono parte di un processo attraverso il quale gli adolescenti imparano ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni e a comprendere le conseguenze delle loro scelte. Per questo è sempre utile chiedersi quale sia l’esperimento che guida la scelta (Kelly, 1955) di una certa esperienza da parte del ragazzo, per poterlo raggiungere “là dove egli si trova” (Lancini, 2021) piuttosto che cercare di correggerne i comportamenti.  

Tra opportunità e vulnerabilità

Possiamo dire che gli anni dell’adolescenza sono caratterizzati senza dubbio da nuove opportunità ma che rappresentano anche un periodo di grande vulnerabilità proprio per la rivoluzione alla quale ogni individuo va incontro. Ad essere vulnerabile è anche la salute mentale dei ragazzi, come raccontano i dati epidemiologici, per nulla rassicuranti.
Nel mondo si stima che 1 ragazzo su 7 (14%) tra i 10 e i 19 anni soffra di disturbi mentali (ndr 1), che tuttavia rimangono in gran parte non riconosciuti e non trattati.
In Italia, secondo l’ultimo report Istat (Istat, 2023), sono 220 000 i ragazzi tra i 14 e i 19 anni che si dichiarano infelici e affermano di avere sofferenze psicologiche; sempre in Italia, ogni giorno un ragazzo decide di togliersi la vita.
I dati mostrano un peggioramento dell’indicatore di salute mentale (ndr 2) degli adolescenti negli anni 2020 e 2021 rispetto agli anni precedenti, evidenziando come siano stati proprio i ragazzi a subire il contraccolpo più forte dalle restrizioni imposte per contrastare la pandemia da Covid-19, come documentato da numerosi studi e sottolineato anche da OMS e OCSE. Questi effetti sembrano durare a lungo, se consideriamo che nel 2022, ad una anno dalla fine delle restrizioni, i più giovani si trovano ancora con livelli di salute mentale peggiori rispetto al periodo pre-COVID. Torniamo per un attimo al compito evolutivo dell’adolescenza: lo sviluppo dell’identità personale, che non può che costruirsi in relazione ad altri, principalmente ai pari. Pensiamo ora a cosa ha comportato per i giovani l’isolamento durante la pandemia da Covid-19: la perdita di ogni opportunità di incontro con individui extra-familiari, in particolare i propri coetanei. In questo senso, la chiusura prolungata delle scuole, che per gli adolescenti di alcune regioni si è protratta dal marzo 2020 fino alla primavera 2021, ha significato la perdita di enormi possibilità relazionali in un’età nella quale queste sono essenziali per lo sviluppo della persona.

Quali sono i disturbi mentali più comuni tra gli adolescenti di oggi?

La depressione e l’ansia sono i più diffusi. Si stima che nel mondo il 3,6% dei ragazzi tra i 10 e i 14 anni e il 4,6% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni (OMS/WHO, 2021a) soffra di un disturbo d’ansia. La depressione, invece, è presente nell’1,1% degli adolescenti di 10-14 anni e nel 2,8% di quelli di 15-19 anni. La pressione scolastica, le aspettative familiari, i cambiamenti ormonali e le sfide sociali possono contribuire allo sviluppo di questi disturbi. L’ansia e la depressione possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita degli adolescenti, interferendo con il loro funzionamento quotidiano e con le relazioni, portando talvolta a un vero e proprio ritiro sociale. Negli ultimi anni, infatti, anche i fenomeni di ritiro sociale sono in aumento. Questi possono manifestarsi con diversi comportamenti e diversi livelli di gravità: dall’evitare situazioni sociali, trascorrere molto tempo online o immergersi in attività solitarie, fino ad arrivare a isolarsi nella propria camera da letto senza uscirne neppure per mangiare.
In alcuni casi, possono comparire comportamenti auto-lesivi e pensieri suicidari, che talvolta sfociano in veri e propri tentativi di suicidio. Basti pensare che il suicidio rappresenta una delle cause di morte principali tra i giovani in Europa, la quarta causa di mortalità tra gli adolescenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni (OMS/WHO, 2021b).

Che significato dare ai sintomi mostrati dagli adolescenti?

Per Lancini (2021b), il sintomo nasce spesso da un conflitto, da una sofferenza evolutiva che non si riesce a comunicare o gestire in modo soddisfacente: essendo una manifestazione agita, ha la chiara funzione di comunicare agli altri il proprio dolore e la sofferenza di questa fase evolutiva. Il sintomo, tuttavia, è anche una personalissima forma di cura, la miglior scelta possibile, seppur dolorosa, per quell’individuo in quel dato momento (Kelly, 1955). Per dirlo con le parole di Lancini: “il sintomo rappresenta la difesa dal dolore che rischia di spaccare la mente, è un modo del tutto particolare di gestire la propria fragilità, di non essere sopraffatti dal dolore innescato dalla situazione di stallo evolutivo in cui ci si trova”.
Per questo, aiutare un adolescente in difficoltà non può consistere nel “provare a togliere prepotentemente il sintomo”: sarebbe come tappare la bocca a qualcuno che urla per chiedere aiuto e, nello stesso tempo, levargli la stampella con la quale sta cercando di far fronte alla propria sofferenza. Aiutare un adolescente in difficoltà è innanzitutto provare a comprendere come egli stia gestendo la propria crisi evolutiva, caratterizzata da una realtà quotidiana spesso priva di prospettive apparenti, per cercare, di costruire insieme a lui un’alternativa (Lancini, 2021).
Se l’adolescente in difficoltà non sta trovando altro modo che sia meno doloroso del sintomo per gestire una situazione che sente essere più grande di lui, è necessario che siano gli adulti di riferimento (genitori, familiari, educatori, medici, terapeuti, etc.) a farsi garanti dell’esistenza di questa possibilità che ancora non si conosce. Questo significa per prima cosa credere che un’alternativa sia possibile e far sentire al ragazzo che siamo disposti a stare al suo fianco nella tempesta.
Coltivare questa fiducia e costruire delle alternative non è facile per un genitore o un familiare, che vivono la sofferenza quotidiana del ragazzo. Appare evidente, quindi, come sia necessario investire nella salute mentale degli adolescenti: dedicare risorse finanziarie a questo settore vuol dire dare importanza alle competenze e al tempo che sono necessari per stare al cospetto della sofferenza e trovare un modo di affrontarla. È non solo un atto di responsabilità sociale, ma anche un investimento strategico per ridurre la gravità e la persistenza dei disturbi mentali in età adulta così come i costi a lungo termine associati alla gestione dei disturbi mentali. 

 

Bibliografia

Curtis, A.C. (2015). Defining adolescence. Journal of Adolescent and Family Health, Vol. 7(2), Article 2. 

Galimberti, U. (2018). Nuovo dizionario di psicologia. Psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze. Feltrinelli Ed.

Kelly, G.A. (1955). The psychology of personal construct. Norton Ed.

ISTAT (2023). Rapporto BES 2022: il Benessere Equo e Sostenibile in Italia. ISBN 978-88-458-2100-4. Da https://www.istat.it/it/files//2023/04/Bes-2022.pdf

Lancini, M. (2021). L’età tradita, oltre i luoghi comuni sugli adolescenti. Raffaello Cortina Ed.

World Health Organization (2021b). Suicide worldwide in 2019. ISBN: 9789240026643. Da: https://www.who.int/publications/i/item/9789240026643

World Health Organization. Regional Office for the Eastern Mediterranean (2021a). Mental health in schools: a manual. ISBN 978-92-9022-566-9 Da: https://applications.emro.who.int/docs/9789290225652-eng.pdf?ua=1&ua=1

 


1 Institute of Health Metrics and Evaluation. Global Health Data Exchange (GHDx)

2 L’indice di salute mentale è una misura del disagio psicologico degli individui dai 14 anni in su. È ottenuto dalla sintesi dei punteggi totalizzati da ciascun individuo a 5 quesiti estratti dal questionario SF36 (36-Item Short FormSurvey), quesiti che fanno riferimento alle 4 dimensioni principali della salute mentale: ansia, depressione, perdita di controllo comportamentale o emozionale e benessere psicologico. L’indice varia da 0 a 100 e cresce al crescere del benessere psicologico del soggetto.